Corpi ribelli

La mostra si articola attorno a sei tematiche, ognuna delle quali rappresenta una diversa chiave di lettura che getta uno sguardo inedito sulla danza contemporanea.

Un altro tema centrale su cui la mostra si interroga è quello dell’interpretazione, con uno spazio circolare che presenta otto versioni della Sagra della primavera create da 8 grandi coreografi.

In seguito anche il visitatore ha la possibilità di partecipare a un’esperienza, a partire dall’opera Danser Joe di Jean-Pierre Perreault.

danza virtuosa

danza vulnerabile

danza colta,danza popolare

danza politica

danze d’altrove

Lione, terra di danze

il Sacre du printemps

studio Danzare Joe

danza virtuosa

Nella danza contemporanea il virtuosismo è molto presente: nella potenza dei salti, la rapidità, la complessità delle successioni coreografiche. Negli anni 60/70, invece di utilizzare un lessico di passi codificati, i coreografi utilizzano gesti propri della vita quotidiana, tuttavia esasperati. Oggi le figure impressionanti dell’hip-hop permettono a una danza di fermentare, moltiplicando gli stili, fra volteggi e sovreccitazione.

All’interno di una costante ricerca di superamento, il virtuosismo estremo, il fisico eccezionale, il movimento flessibile di una rapidità stupefacente hanno fatto della danzatrice e coreografa del Québec Louise Lecavalier una star della danza contemporanea negli anni 1980.

danza vulnerabile

Dopo la Shoah e Hiroshima non era più il caso di mettere in mostra i corpi trionfanti veicolati dai regimi totalitari. Con lo sviluppo di nuove forme estetiche, altri tipi di corpo, che in precedenza sarebbero sembrati impensabili, fanno la loro apparizione sul palcoscenico.

Raimund Hoghe, danzatore e coreografo tedesco, durante i suoi spettacoli espone instancabilmente il suo corpo deformato da una gobba, obbligando il pubblico a ricalibrare il proprio sguardo.

danza colta,danza popolare

La separazione ancestrale fra danza colta e danza popolare perdura a tal punto che “danzare” e “saper danzare” designano ancora oggi due attività diverse: la danza popolare praticata da tutti e la danza colta riservata esclusivamente ai professionisti. La danza contemporanea conosce le ripercussioni di questa frattura, anche se questa opposizione tende ad attenuarsi: alcuni coreografi uniscono il colto al popolare allo scopo di inventare una nuova forma di danza.

È il caso di Cecilia Bengolea e François Chaignaud che, insieme, non esitano a fondere gli stili: dub giamaicano, danza sulle punte, danza espressionista, twerk, house…

danza politica

Proponendo immagini forti senza utilizzare parole, la danza è sempre stata il vettore artistico ideale del campo della politica, sia come strumento di propaganda che di denuncia degli orrori della guerra e delle crisi economiche.

Nelle sue creazioni più recenti, il danzatore e coreografo canadese Daniel Léveillé riflette sulla questione dell’intimità, di ciò che ne resta all’interno di un mondo tecnologico. Per lui “il corpo in sé è politico”, poiché trascrive, lui malgrado, uno stato della società che lo attraversa.

danze d’altrove

All’alba del XX secolo la danza esotica, legata alla colonizzazione, veicolo degli stereotipi razzisti e, insieme ad essi, del mito della danzatrice “animale” o “erotica”. Eppure queste danze rivelano gestualità audacemente nuove, fonti di ispirazione per i coreografi d’avanguardia.

È così che Raphaëlle Delaunay, danzatrice all’Opera di Parigi che in seguito ha fatto parte delle più importanti compagnie internazionali, reinterroga nelle sue coreografie le danze nere, per “appropriarsi di questa memoria e di questa storia”.

Lione, terra di danze

Culla della danza contemporanea francese, con uno spirito eclettico, Lione ha visto nascere un numero impressionante di coreografi e di personalità che hanno contribuito al suo sviluppo nazionale. Lione riunisce inoltre un insieme, unico in Francia, di strutture ed eventi dedicati alla danza: La Maison de la Danse, il Ballet de l’Opéra de Lyon, La Biennale de la danse e la sua sfilata, che riunisce appassionati provenienti da tutto l’agglomerato cittadino e coreografi professionisti.

Mourad Merzouki, originario della periferia lionese, è riuscito a trasportare l’hip hop dalla strada al palcoscenico. Questo coreografo fra i più importanti ha creato, fra gli altri, nel 1998 “Récital”, spettacolo emblematico della scena hip hop.

il Sacre du printemps

Il Sacre du printemps fu creato nel 1913 da Nijinski su una composizione di Stravinsky. La coreografia originale è andata completamente persa. Tuttavia il Sacre du printemps è stato oggetto di più di 250 reinterpretazioni. A partire dal medesimo estratto musicale, il visitatore qui scopre 8 versioni, create da Vaslav Nijinski, Maurice Béjart, Pina Bausch, Marie Chouinard, Angelin Preljocaj, Régis Obadia, Heddy Maalem, Millicent Hodson e Jean-Claude Gallotta.

studio Danzare Joe

Danzare “Joe” e coreografi in residence

Questo laboratorio di danza, creato da Moment Factory, invita il pubblico a prendere parte alla pièce “Joe” (1984), opera principale di Jean-Pierre Perreault che evoca allo stesso tempo l’anonimato collettivo e la singolarità dell’individuo. Una volta indossato il costume di Joe messo a disposizione (stivali, cappello di feltro e ampio impermeabile), il visitatore viene guidato da una voce fuori campo. Questa esperienza permette a questo patrimonio immateriale di prendere corpo e di comprendere l’interpretazione e la sfida della trasmissione del gesto coreografico.

Coreografi e danzatori professionisti si alterneranno nello studio per un programma di residence, in collaborazione con la Maison e la Biennale de la Danse de Lyon

Un’esperienza partecipativa realizzata da Moment Factory ispirata all’opera Danser Joe di Jean-Pierre Perreault, con la collaborazione della Fondation Jean-Pierre Perreault e del Musée de la civilisation di Québec.

 

Prossime residence

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